La Badia di Firenze e i lasciti nel ‘700 (I). Domenico Casini magnano

L’abbazia di Santa Maria di Firenze, detta comunemente la Badia, fu dei benedettini cassinesi dalla fondazione fino alla soppressione napoleonica (1808-10) e annoverò molte chiese dipendenti in Toscana. Dal 1998 è custodita dalla Fraternità monastica di Gerusalemme.
Si trova illustrata da un buon numero di testi in verità centrati sulle sue origini, stradiscusse, sulla sua storia nel medioevo e nei primi secoli dell’età moderna.

Venne fondata nel secolo X dalla contessa Willa, moglie di Alberto marchese di Spoleto e beneficiata con cospicue donazioni (case, terre, feudi eccetera) dal figlio Ugo marchese di Toscana, confermate dall’imperatore Ottone III. Apprendiamo che tanta fu la riconoscenza verso il nobile signore che per secoli, il 21 dicembre, festa di San Tommaso apostolo, giorno della sua morte, i benedettini commemorarono solennemente la ricorrenza. “E quello laudevole costume dura fino al presente, eccetto che ora si fa nel giorno di Santo Stefano protomartire, alla quale solenne funzione dopo tanti secoli ancora vi concorre molta nobiltà fiorentina, e l’abate in detto giorno stando in sedia parato pontificalmente riceve certi censi dai luoghi alla Badia sottoposti” – scrive il padre Giuseppe Richa in Notizie Istoriche, tomo I, 1754.
Durante la sua storia millenaria, per citare i fatti più importanti, la Badia fu ricostruita con l’opera di Arnolfo di Cambio nel 1285, mentre il caratteristico campanile esagonale fu edificato nel 1330. Venne quindi rifondata dall’architetto Matteo Segaloni tra 1627-31 e fu oggetto di altri lavori nel secolo XVIII.

“Ed invero – scrive il Richa – ella è una chiesa di bellezza assai più magnifica di prima, avente forma di croce quadrata, arricchita nelle cantonate di pilastri, capitelli di nobilissimo intaglio di pietra serena di ordine corintio con un cornicione della medesima pietra, che rigira tutto intorno, sopra seguendo un secondo ordine con termini parimente di pietra, i quali col mettere in mezzo le finestre, reggono una soffitta ornata di rabeschi, e di fogliami finissimi opera di Felice Gamberai ...”.
Il dotto padre gesuita proseguiva ricordando anche le cappelle interne e tra loro quella di San Mauro, commettendo un certo numero di errori di attribuzione secondo le puntualizzazioni di Giovanni Battista Uccelli, Della Badia fiorentina, 1858 (non entriamo nel merito, avendo altre intenzioni). Ai tempi dello storico comunque mostrava (e non c’è da contestare alcunché) la tavola con la figura di San Mauro, allievo di San Benedetto “che col segno della Croce risana alcuni istroppiati, la fece Onorio Marinari [1639], ed [...] è il ritratto di Don Placido Puccinelli [† 1685]”. Vincenzo Meucci invece dipinse la volta e Pietro Anderlini le sue prospettive.

Vari autori e da siti internet riprendono queste notizie, di modo che oggi si leggono un po’ dappertutto. Per questa ragione e per quanto si riferisce a ciò che è inedito, secondo l’uso dei nostri articoli, aggiungiamo alle stesse una vicenda ‘minore’, riguardante proprio la cappella di San Mauro: la fondazione di un beneficio semplice da parte di un devoto e generoso fiorentino del settecento.
Si trova ricordata in poche pagine manoscritte di un registro dell’Archivio di Stato di Firenze presente erroneamente nel fondo Corporazioni religiose soppresse dal governo francese n. 119, dedicato alla SS. Annunziata, invece che al n. 78 assegnato alla Badia. Sospettiamo che l’inconveniente sia stato dovuto al frettoloso lavoro di un addetto al tempo della soppressione francese ... ma non abbiamo le prove.

Dunque il registro richiama alla memoria la “Cappella del Casini all’altare di San Mauro” e a retro del frontespizio si legge come una firma: “Don Luigi de Rossi | Don Alysius De Rubeis 1797”.

Segue il testo:

“Ricordo

Maestro Domenico Andrea Casini fiorentino di professione magnano [artigiano di lavori minuti in ferro] fece il suo testamento erogato per mano di Virgilio Leonida Buoncristiani notaio pubblico fiorentino sotto il dì 30 dicembre 1727 e fra le altre cose lasciò et ordinò che fosse fondata et eretta nella chiesa della Badia di Firenze una cappella o sia benefizio semplice sotto il titolo della Santissima Vergine Maria Assunta assegnandoli per dote un capitale fruttifero di scudi millequattrocento di lire 7 per scudo, mille de’ quali li tiene a censo l’illustrissima e sacra religione di San Stefano papa e martire con pagarne ogn’anno il frutto a ragione di tre per cento; e quattrocento sono impiegati nel Monte del Sale, in oggi trasportato ed unito al Monte Comune di questa città di Firenze, e rendono ogni anno scudi quattordici.
A tenore di una tale disposizione, dopo seguita la morte di tutti gl’usufruttuari delli mentovati scudi millequattrocento, l’ultimo dei quali morì il dì 15 settembre 1746, fu dall’ordinario fiorentino [l’arcivescovo] sotto il dì 21 gennaro 1746 ab incarnazione [21 gennaio 1747] ad istanza del nostro reverendissimo padre abate [dom Giovani Gualberto Beccari da Bologna] eretta l’anzidetta cappella sopra l’altare di San Mauro abate e fu istituito primo rettore della medesima il reverendo signor don Carlo Ambrogio Maria Casini sacerdote fiorentino nominato e voluto dallo stesso testatore e furongli prescritti gl’obblighi di dovere ogni anno celebrare secondo la mente e volontà del testatore predetto dugentocinquantanove messe, di pagare ogni anno alla nostra sagrestia scudi tre lire 2.6.8. per i consumi e di portare ogn’anno la mattina di Santo Stefano protomartire una candela di quattro once al nostro reverendissimo padre abate quando riceve i tributi.
L’istrumento di questa fondazione fu rogato per mano di ser Luigi Baldassarre Vignali notaio pubblico fiorentino sotto il detto dì 21 gennaio e conservasi nella cassetta segnata Q del nostro archivio.
Dal nostro sacrestano don Mauro Redi, con l’intelligenza del nostro reverendissimo, fu dato il possesso della cappella al mentovato signor don Carlo Ambrogio Maria Casini il dì 11 febbraio 1746 ab incarnazione [11 febbraio 1747].
Si avverte che attesa la riscossione dei frutti fatta a favore della cappella dal dì 15 settembre 1746 devono dal rettore della medesima soddisfarsi le messe arretrate e perciò si è stabilito che a tutto il mese di dicembre 1747 restino celebrate trecentotrentanove messe secondo la mente del testatore e che dal primo di gennaio 1747/48 a tutto dicembre 1748 siano dette le messe dugentocinquantanove prescritte nella fondazione, e così seguitare in avvenire computando l’anno dal gennaio a tutto il dicembre come se la fondazione predetta fosse stata fatta il dì primo del mese di gennaro e che in tal giorno cominciasse a correre l’obbligo per il rettore”.

Seguono dal febbraio 1746 in avanti le firme del reverendo sacerdote Casini attestanti le (numerosissime) messe celebrate.

Paola Ircani Menichini, 10 aprile 2026. Tutti i diritti riservati.




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